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domenica 5 febbraio 2017

Vlad III l' impalatore: il Dracul della Valacchia


Rappresentazione di Vlad III 


Vlad III di Valacchia (nato il 2 Novembre del 1428/1431-1476/1477 non si è propriamente certi), è colui che tutti noi oggi conosciamo con il nome di Vlad Tepes (Vlad l'impalatore) o più comunemente Dracula.
Nasce a Segesvàr nell'allora principato di Erdèly da Vlad II, governatore della Valacchia e futuro principe di Transilvania e dalla principessa Cneajina, appartenente alla rinomata famiglia moldava dei Musatin.
Diversi anni prima, il padre aveva ottenuto un riconoscimento assai importante che segnò l'intera dinastia: il titolo di Cavaliere dell' Ordine del Drago da cui la famiglia assunse il nominativo di Dracul (in romeno "drago" o anche "diavolo").*Quest'ordine fu creato da Sigismondo, re d'Ungheria (e successivamente imperatore del Sacro Romano Impero) e sua moglie Barbara Cilli nel 1387, che aveva come scopo più importante, quello di proteggere il Cattolicesimo e lottare contro gli irrequieti Turchi. 
Così, il termine Draculea come egli stesso si faceva chiamare, significava letteralmente "Figlio del Drago" anche se, secondo il rumeno più moderno, assunse il concetto di "figlio del diavolo" (giravano voci infatti, che Vlad III, avesse fatto un patto con il demonio); l'irlandese Bram Stoker utilizzò questo appellativo per il suo romanzo gotico "Dracula" nel 1897. Un altro dei suoi "soprannomi" più usati era Vlad Tepes letteralmente "Vlad l'Impalatore", così chiamato per il suo metodo di esecuzione preferito; anche gli Ottomani si riferivano a lui con il nome di "Kazikli (Kaziglu) Bey" ovvero "Principe Impalatore".
Egli non era di statura altissima ma piuttosto forte e robusto con spalle forti che gli conferivano un aspetto crudele; possedeva un lungo naso dritto, narici larghe e un viso affilato e rossastro dove si incontravano due grandi occhi chiari, incorniciati da sopracciglia nere e folte che rendevano il suo sguardo ancor più minaccioso. Il suo viso era completamente rasato salvo per un paio di baffi lunghi e neri e le sue grosse tempie, facevano apparire la sua testa ancor più grossa, circondata da lunghi e ricci capelli neri.


 Vlad II e il voltafaccia verso i suoi figli


A sinistra Radu il Bello, a destra Vlad Tepes
Mentre il fratello primogenito Mircea (figlio preferito di Vlad II)  partecipava attivamente alle campagne militari affiancando suo padre in battaglia, il Sultano Murat II, avanzava irruento sui territori della Transilvania.
Vlad II, preoccupato per le sue sorti (la prigionia o addirittura la morte, non rientrava nelle sue fantasie più ambite), decise di piegarsi al volere del suo sultano e, come segno di fedeltà, scelse di affidargli in «ostaggio» due dei suoi figli ovvero Vlad III e Radu (terzogenito), senza aver nessuna cura delle loro sorti. In quegli anni trascorsi alla corte del Sultano Murat II, i due fratelli vennero disciplinati seguendo un'educazione turca: dall'arte della guerra, alla logica, 
alla fede musulmana,apprendendo di loro anche abitudini e regole della diplomazia. 
Partecipavano a maestosi banchetti conoscendo fin da giovani la lussuria appartenente agli Harem sia maschili che femminili.
Si dimostrarono parecchio interessati a ciò e a Radu, fu assegnato l'appellativo di "Bello", tant'è che il sultano stesso lo volle nel proprio Harem maschile.
Si crede che Vlad imparò anche la geografia, la matematica, le scienze, le lingue (slavo ecclesiastico antico, tedesco e latino), le arti classiche e la filosofia.
Quando nel 1447, in Transilvania, Vlad II e Mircea caddero in un'imboscata e persero la vita (il padre morì in battalia e suo fratello venne accecato con ferri roventi e sepolto vivo), ad appena sedici anni Vlad divenne il legittimo erede al trono valacco, Vlad III.
Essendo ancora prigioniero del sultano, decise di scappare dalla corte Turca e, secondo una fiaba del folklore rumeno, riuscì nella fuga grazie all'aiuto di Maometto II; *si travestì da ancella e scappò a cavallo, trottando tutta la notte per i boschi desolati della Transilvania, giungendo alla reggia paterna di Tirgoviste che purtroppo però, trovò occupato da un usurpatore.
Stanco per il lungo viaggio, trovò rifugio alla corte dello zio Bogdan in Moldavia,dove venne nuovamente istruito alla religione cristiana insieme al cugino Stefano (suo coetaneo, un uomo intelligente e di buon cuore) che diversi anni più tardi, dopo aver sconfitto l'usurpatore Aron in Moldavia, divenne il nuovo Re.

Nel 1454 finalmente Vlad III rientrò in possesso dei domini paterni e finalmente da quel momento poté ottenere la sua cruda vendetta.


L'impalatore
Si diffuse proprio in quegli anni, la sua fama di "Tepes", mettendo in pratica le torture e le sevizie apprese dai turchi. Prese addirittura ad organizzare feste e banchetti per "sbarazzarsi" dei suoi nemici e, successivamente alla loro morte impalati lasciati sui pali acuminati della propria foresta, restava a guardare la sua "opera" dall'alto della sua fortezza.
I supplizi non erano sempre gli stessi ma avvenivano a seconda del proprio umore o dell'importanza della sua vittima; solitamente i pali con la quale amava svolgere la sua attività di impalatore, avevano l'estremità appuntita (per trafiggere il succube all'altezza dell'addome e issarlo nella parte più in alto in attesa della sua morte che sia stata immediata o consumata in una lenta agonia) oppure con la punta arrotondata e cosparsa di grasso (l'asta veniva inserita nel retto in modo che il peso stesso del condannato a morte, la facesse penetrare all'interno del corpo). 
Per i ricchi e i mercanti invece, riservava un trattamento ancor diverso: per i primi, l'asta era più lunga e veniva ricoperta d'argento, per i secondi invece (che Tepes detestava particolarmente perché a detta sua, erano i colpevoli  del decadimento dell'economia della Valacchia) le stanghe avevano incise tacche direttamente nel legno per prolungare l'agonia dei mal capitati i quali i corpi, rallentavano nello scivolamento.
Circolavano tante storie all'epoca sui vari crimini commessi dal Principe di Valacchia; si racconta che durante un banchetto con vista su una foresta grondante di corpi impalati, Tepes ricevette la visita di un cronista dal Vaticano che si lamentò dell'aberrante vista e del fetido odore emanato dai corpi morti dei nemici di Vlad III.
Così quest'ultimo, colpito da tale offesa, impalò l'uomo sulla stanga più alta di tutte in modo che non fosse più disturbato dall'odore degli altri corpi.
Un'altra avventura vede come protagonista una scena volta al cannibalismo; si dice infatti che durante un banchetto 'ove partecipavano dei mercanti (che a suo dire gli avevano mancato di rispetto), alla fine del pasto ne fece sventrare uno e obbligò un altro, a mangiare il contenuto dello stomaco del primo. Di conseguenza venne fatto bollire e il restante fu abbandonato ai cani.
Non sono di certo mancati, a proposito di tal fatto, dei riferimenti a riti cannibalistici. 
Nel 1460, fece impalare 10.000 persone (anche se molti sostengono che il numero si aggiri intorno ai 20.000 o addirittura 30.000) in sole tre ore e non contento dell'atto appena compiuto, li fece cospargere di miele in modo che gli insetti ne venissero attratti e procurassero tormento maggiore alle vittime.
L'anno successivo arrivò un sultano turco a palazzo e, quando questi si rifiutò di levarsi il turbante (perché sarebbe stato un gesto irrispettoso verso la sua religione), Vlad diede l'ordine di inchiodargli il copricapo direttamente sulla testa.

Dracula e l'amore
Ben presto il nostro "Dracula", troverà anche l'amore; durante un ricevimento infatti, si innamorò perdutamente della contessa Valeria, la quale sposò in breve tempo prima di partire per conto del papa Pio II, contro l'Islam.
Nonostante Vlad riuscì a penetrare nel loro accampamento con il tentativo di uccidere il suo amico di prigionia turca, Maometto II, fallì e fu costretto a ritirarsi; quando fece ritorno al suo castello, scoprì una tremenda e orribile verità: la principessa Valeria si era uccisa gettandosi dalla torre del suo castello, cadendo fra le acque del fiume Arges, perché qualcuno le aveva riferito che suo marito fosse morto in battaglia.



Dipinto di Vlad Tepes rappresentate una battaglia
 Gli ultimi scontri e la morte
Dopo la perdita della sua amata consorte, Vlad III divenne ancora più sanguinario.
Maometto II assoldò Radu fratello di Vlad, per far spodestare quest'ultimo e quando ci riuscì, Tepes fu costretto a rifugiarsi in una grotta (insieme ad un modesto numero di suoi alleati) nei monti della Transilvania.
Più tardi, il principe di Valacchia verrà condotto in catene a Buda dove resterà prigioniero per 12 anni.
Nel 1476, dopo la sconfitta e la morte di Radu, Vlad può ritornare sul trono di Valacchia ma, durante l'ennesimo scontro contro i turchi, Dracula morì misteriosamente sul campo di battaglia.
Si dice che sia stata ucciso per sbaglio, scambiato per un turco e altri invece sostengono che fosse stato ucciso dagli ottomani  durante una battaglia e che la sua testa fosse stata inviata assieme alla sua spada a Costantinopoli come un macabro trofeo di guerra; un'altra ipotesi per assurdo invece, vede la morte di Vlad scaturita a causa di un morso di un pipistrello. Si presume che anche questa "diceria", possa aver contribuito ad aver alimentato sul suo conto, la vicenda del famoso Vlad-vampiro.
Molte sono le ipotesi su dove sia collocata la sua salma; secondo gli studiosi, il corpo di Vlad sarebbe stato bruciato mentre altri ritengono che fosse stato smembrato dai turchi sul campo di battaglia oppure a Istanbul. Nel 2014 sono state avviate delle ricerche che sostengono che il corpo di Vlad III, fosse in realtà custodito nella chiesa di Santa Maria la Nova nella città di Napoli dopo che sua figlia Maria (adottata da un nobile napoletano della famiglia Ferrillo), ebbe pagato il riscatto ai turchi per riavere la sua salma.

Tomba di Vlad III a Snagov

La teoria più accertata però è quella che crede che il suo corpo si trovi in un monastero nella città di Snagov; lì, vi è una tomba stranamente venerata dai monaci e da loro è considerata quella del nostro impavido Tepes.
L'avvenuta scoperta dello scheletro ha riscontrato che gli abiti che indossava erano in seta vermiglia, molto preziosi e al dito calzava un anello con inciso il simbolo del famoso "Ordine del Drago".
 Ancora oggi si sostiene che alcuni monaci si radunino in prossimità di quel tumulo e recitino alcune preghiere dedicate a Dracula al fine di "tenerlo a bada". 

C'era una volta...
Dissimili sono le storie tramandate nelle varie culture a proposito del nostro protagonista Vlad III.
La maggior parte di esse sottolineano la sua crudeltà per mezzo di atti brutali che l'hanno reso però famoso, in tutta Europa e non solo. 
Nei primi anni della diffusione dei "bestseller" in Europa, per aumentare le vendite furono pubblicati libri con xilografie raffiguranti delle scene orribili e ad esempio una di queste, rappresentava la sala con al centro un tavolo al quale era seduto Vlad circondato dai cadaveri morti sui pali.
Una leggenda racconta che Vlad avesse un grande recipiente di rame con un grosso coperchio di legno poggiato sopra, avente dei fori sulla parte superiore. Si diceva mettesse le povere vittime nel calderone portando nei buchi le loro teste per poi riempire la tinozza d'acqua e accendere sotto di essa il fuoco, lasciandoli così gridare fino a far fuoriuscire gli occhi dalle orbite e accompagnandoli infine, alla morte.
Inventò altre terribili torture e fece arrostire alcuni bambini obbligando le loro madri a mangiarli; in seguito tagliò i seni delle povere sventurate e, dopo aver costretto i loro mariti a cibarsene, li impalò.
La sua spietata sete di sangue, non risparmiava nessuno.
 Una delle leggende che hanno reso noto il suo mito del vampiro "Dracula", fu il racconto della mania del Principe, di impalare giovani vergini da cui veniva poi spillato via il sangue e conservato in delle ampolle nascoste fra i boccali di vino e di acquavite; talvolta pare che servisse il liquido ai suoi ospiti, ignari.
Fu per questo considerato nel tempo «uno psicopatico, un demente, un sadico. Un assassino raccapricciante e masochista» addirittura peggiore di Caligola e Nerone. 


Si dice possedesse un diario nella quale trascriveva ogni crimine da lui commesso esattamente come si vociferava per la sanguinaria contessa Elizabeth Bathory  la quale si pensa che abbiano potuto avere un legame fra loro che non fosse solo di natura sadica.
Non a caso infatti il "Dracula" descritto da Bram Stoker, lascia pensare che potesse aver attinto non solo dal temerario guerriero sanguinario Vlad III (giacché nel romanzo non vi è l'assoluta conferma che fosse lui), ma anche dalla sua terribile collega omicida.





"Voi mi credete sconfitto maestà, e senza alleati. In realtà ho un alleato molto influente, oserei dire di suprema potenza. Vi consiglierei prudenza perché noi non amiamo perdere".
-Vlad III, Principe di Valacchia.




A cura di Isabella Lilyaan Beaudonte







mercoledì 11 gennaio 2017

Elizabeth Bathory, tra leggenda e realtà






Quando vi si ritrova a parlare di "Serial Killer", non ci si riferisce ad un fenomeno che appartiene solo all'età moderna, bensì anche alle epoche più remote; assassini ricordati ancor oggi con leggende popolari come Gilles De Rais (militare e assassino seriale francese, più comunemente conosciuto con il nome di "Barbablù"), Vlad III ( il conte della Valacchia che impalava i turchi) ed Elizabeth Bathory (la Contessa Sanguinaria), hanno ispirato libri, film e tant'altro. 
In questo articolo ci soffermeremo sulla Bloody Countess a cui hanno dedicato non solo romanzi e pellicole cinematografiche ma anche dipinti, canzoni e numerosi siti horror così da renderla un vero e proprio mito conosciuto in gran parte del mondo. 





Erzsébet Báthory (7 agosto 1560 – Čachtice, 21 agosto 1614), più nota conosciuta come Elizabeth Bathory o Elisabetta Bathory, soprannominata la Contessa Sanguinaria, (da taluni, anche Contessa Dracula) è considerata la più famosa assassina seriale sia in Slovacchia che in Ungheria e una delle serial killer più temibili. Ma non fu sola a compiere tali misfatti: al suo fianco, vi erano altri quattro collaboratori accusati di aver torturato e ucciso brutalmente centinaia di giovani donne. Ad oggi, si contano le vittime tra le 100 (accertate) e altre 300 di cui si aveva già il sospetto all'epoca; gli storici si avvalgono di questa stima anche se, secondo un diario trovato durate la perquisizione in casa della contessa, si conterebbero 650 vittime e ciò farebbe di lei, la peggiore serial killer mai esistita. 
Origini 
Nacque nel 1560 a Nyìrbátor, un villaggio nel nord-est dell'attuale Ungheria e venne in seguito allevata in Transilvania (ora Romania) ad Ecsed, la proprietà di famiglia. 
Già dalla giovane età, la Contessa assistette alla condanna di uno zingaro, che venne lasciato vivo e ricucito nel ventre di un cavallo ormai deceduto, lasciando fuori solamente la testa. 
All'età di 13 anni invece, ebbe un incontro con suo cugino, il principe di Transilvania, e assistette ad una violenta tortura rivolta a 54 sospettati accusati di aver istigato una ribellione di contadini; la pena, consisteva nel tagliare loro naso e orecchie.  
A 15 anni, sposò Ferenc Nádasdy (di sette anni più grande di lei) e andò a vivere nel suo castello a Sárvár, presso il confine austriaco. 
Qualcuno che sicuramente non frenò la frenesia della donna sanguinaria, fu proprio il suo sposo: si diceva di lui, che fosse crudele e spietato e un abile spadaccino. 
Ferenc aveva in compito di disciplinare la servitù e i suoi brutali modi di fare, vennero in seguito considerati fra i più sadici praticati fino ad allora. 
Per mantenere l'ordine, aveva addirittura trascritto un decalogo riguardante i differenti castighi corporali che avrebbe personalmente inflitto, in caso di mancato rispetto degli ordini; picchiare i domestici crudelmente con un bastone, era la più dolce delle punizioni da lui praticate. 
 Alcune delle sue attività, consistevano nell'usare dei grossi spilloni in ferro per serrare la bocca alle ragazze più disubbidienti: essi venivano conficcati e fatti passare dal labbro a labbro e contemporaneamente le unghie e le carni di queste ultime, venivano riempite da piccole e sottili schegge di legno acuminate. 
Una delle sue torture preferite, era quella di cospargere il corpo di una serva completamente nuda, lasciandola legata poi a un palo vicino alle arnie di sua proprietà.

La nascita del male 
Elizabeth Bathory in ''Stay Alive''.
Giacché però Ferenc, era spesso lontano da casa a causa delle lotte contro i Turchi, la Contessa, trascorreva il suo tempo con la sua beneamata zia , la contessa Karla nota per la sua bisessualità (che amava infliggere torture devastanti alla servitù e in particolari agli uomini troppo dotati), partecipando anche, alle orge organizzate da quest'ultima.Avendo fin da bambina assistito a sadiche torture, per Erszébet assistervi e praticare essa stessa del male al prossimo, era divenuto "normale" e addirittura, esilarante. 
Grazie alle sue importanti amicizie con ricchi e rilevanti signori della zona, Klara aveva sempre a disposizione un vasto conteggio di ragazze per la casa e lì, Elizabeth assieme alla sua adorata zia, dava sfogo a tutta la sua deviata libido. 
Le sue pratiche occulte però, ebbero inizio quando conobbe Dorothea Szentes, un'esperta di magia nera che non fece altro che incoraggiare Erszébet, ad andare fin in fondo con le sue attività sanguinarie e violente utilizzando modi sempre più insani. 
Furono proprio Dorothea (conosciuta come Dorka), il suo servo ThorkoHelena Jo -la balia- e Katarina Beneczky una lavandaia, a insegnare ad Erszébet la stregoneria. 
Si sostiene inoltre che una misteriosa donna di nome Anna Darvulia - probabilmente una delle tante amanti della Bloody Countess- tra gli anni 1604 e 1610, le abbia insegnato molte tecniche innovative di tortura. 
Quando Anna dopo rimase cieca, decise di abbandonare la corte della sua padrona lasciando però il suo "lavoro" a quest'ultima, Helena Jo e Dorka che, intanto, avevano carpito bene ogni insegnamento disumano della donna. 
Con la morte di Darvulia, Elizabeth Bathory- giunta sulla quarantina d'anni - , era divenuta ancor più spietata. 
Erzsébet tentava di trovare ogni qualsivoglia scusa, per punire le sue serve e ciò che riteneva un affronto peggiore degli altri, era la fuga e la punizione, era quasi sempre la morte. 
Si racconta che una sera, una fanciulla di circa dodici anni di nome Dora, riuscì a fuggire semi - nuda da quello sventurato castello ma purtroppo per lei, venne presa subito dopo e condotta dalla contessa dove trovò una morte straziante; la ragazza fu condotta in una gabbia a forma di cilindro, dalle misure sproporzionate sia per restarvi in piedi, che per accovacciarsiLa gabbia venne poi sollevata dal terreno tramite delle girelle e spinta contro dei paletti molto appuntiti mentre  il fedele Ficzko (un nano pervertito e pedofilo al servizio di Elizabeth) manovrava le corde in modo che l'oscillazione di quella trappola infernale, riducesse la povera Dora in mille pezzi. 
E ancora, lei e il suo sposo, lasciavano correre fuori in cortile, delle povere donne tutte molto giovani, denudate nel pieno dell'inverno e lasciate tali, nel cortile del castello proprio sotto la loro finestra e successivamente, ordinavano di versare acqua su di loro e per le ragazze purtroppo non vi era scampo: la loro morte consisteva nell'assideramento. 
Una volta parve loro che una delle serve, si fosse finta malata così disposero dei pezzi di carta impregnati di olio, fra le dita della povera sfortunata e vi appiccarono il fuoco. 
Nessuno più osò dichiararsi ammalato. 


Ma ciò che rese "famosa" la Contessa, tanto da rendersi conosciuta in tutto il mondo, non fu tanto la perversione quanto la bramosia nel torturare e vessare la povera servitù, ma la sua sete di sangue. Letteralmente.
Si racconta che il giorno in cui una delle donne di basso ceto le spazzolava i capelli, per sbaglio ne tirò con forza qualche ciocca ed Elizabeth, le schiaffeggiò una guancia nella mano in cui faceva bella mostra il suo grosso anello; dalla gota di quella giovane fanciulla, colò un rivolo di sangue che finì sulla mano della contessa.
Ella giurò che precisamente nel punto in cui il liquido aveva toccato la sua pelle, essa era rinvigorita, tornata "giovane".
Da quel giorno, la follia della Bathory crebbe a dismisura.
Cominciò ad attirare le figlie dei contadini, con vantaggiose offerte di lavoro -come schiave del castello - ben retribuite.
Nell'anno 1609, istituì invece, una sorta di "accademia" che aveva come scopo apparente, l'educazione delle giovani donne appartenenti alle famiglie più agiate.
Le torture continuavano, ed ella fu sempre e continuamente più incauta.
Perlopiù le sue vittime venivano spogliate, incatenate poi a capo in giù e in seguito, seviziate.
Uno dei suoi complici, testimoniò dicendo che in alcuni giorni, la donna ordinava di far distendere delle fanciulle "innocenti" appena adolescenti, sul pavimento freddo della sua camera con l’intenzione di torturarle. 
I servi, qualche ora più tardi, dovevano ripulire tutto il sangue e per svuotare la stanza da quel liquido fiotto e dallo scroscio di un torrente in piena, dovevano usare dapprima dei secchi di legno molto grossi e in seguito, coprire con della cenere, le chiazze scure rimaste sul pavimento.
Ancora, fu accusata anche di cannibalismo, pur non essendo certi del fatto che la Contessa, oltre che seviziare le fanciulle, se ne nutrisse.
Difatti, in una mattina qualunque, chiese alla sua fedele collaboratrice Dorka, di portarle una ragazza giovane e corpulenta in camera.
Quando la fanciulla vi entrò nuda, trovò Erzsébet completamente svestita e, come un cane feroce, le saltò addosso azzannandole una guancia. Appena le fu dietro la schiena, continuò a lacerarle la pelle colpendo la spalla  e non si fermò neanche quando la povera donna, svenne. 
Quella mostruosa "opera", la vista della Contessa completamente ricoperta del sangue di quella sventurata ridotta cibo per cani, fu disumana anche agli occhi di Dorothea Szentes .
Erzsébet non prese soltanto a bere il sangue delle sue vittime, ma, dopo essersi fatta costruire personalmente una tinozza con ossa umane essiccate, ne fece frequenti bagni utilizzando ciò che per lei, rappresentava il nettare divino in grado di donargli la giovinezza eterna tanto ben agognata da ogni donna.
Si narra che la Contessa, abbia fatto costruire una geniale macchina di tortura chiamata"Vergine di Ferro" (si presume l'antenata della Vergine di Norimberga), dall'aspetto di donna con dei lunghi capelli biondo-argenteo che giungevano quasi fino ai piedi.
L'apparecchio infernale si azionava ogni volta che una ragazza le si accostava: la Vergine di Ferro, alzava le braccia stringendola mortalmente mentre dei coltelli acuminati fuoriusciti dal petto, la trapassavano da parte a parte.





La condanna 
Il 30 Dicembre 1610, il Re Mattia D'Asburgo, inviò degli uomini per conto della Chiesa Cattolica,alla dimora della Bloody Countess per indagare sui crimini.
Sebbene non fosse certo che Elizabeth fosse stata catturata in atto di tortura, c'è una piccola evidenza che lo supporta realmente: inizialmente Thurzò (uno degli uomini inviati dal Re), dichiarò che gli ospiti della Bathory e la gente del villaggio la colsero in flagrante. 
Tuttavia, venne arrestata e detenuta prima della presentazione delle vittime. 
E' più probabile che l'idea di Thurzò che scoprì Bathory coperta di sangue, sia stata romanzata.
Ficzko, Dorka, Katarina -la lavandaia- ed Helena Jo furono anch'essi processati.
Dichiararono che il numero dei corpi torturati oscillavano dai 45 ai 60.
Un quinto testimone di nome Zusanna, descrisse accuratamente tutte le torture inflitte da Helena Jo, Dorka e Ficzko e chiese la misericordia per Katarina.
Secondo tutte le altre testimonianze, la Contessa fu anche accusata di rapimento.
Fra le atrocità descritte più costantemente, furono incluse le gravi percosse, bruciature e la mutilazione delle mani, oltre a mordere la carne dai volti, alle braccia e alle altre parti del corpo, infine l'ipotermia o semplicemente, morire di fame. 
Anche l'uso degli aghi di cui perfino Ferenc faceva uso per "giocare" con le sue vittime, fu menzionato dai collaboratori in tribunale.
Tutti a parte uno dei suoi collaboratori, testimoniarono contro la Bathory.
Le prime ad essere sentenziate, furono Helena Jo e Dorothea Szentes, le autrici materiali in correlazione con Elizabeth dei più terribili misfatti.
Ad entrambe, vennero amputate le mani con delle tenaglie roventi, poiché dichiarate «strumenti di tortura e intrise del sangue delle innocenti cristiane»; i loro corpi invece, vennero gettati vivi nel fuoco considerato «purificatore».
Ficko, considerato meno colpevole delle due, fu decapitato, e il suo corpo bruciato.
Katarina, fu l'unica ad essere assolta dalla pena di morte poiché ella, si limitava a nascondere le carcasse delle adolescenti uccise e, a volte, cercava rischiava la vita per dar loro da mangiare.
Dopo il processo  eressero una forca rossa nei pressi del castello come dimostrazione al pubblico che giustizia era stata fatta.
Elizabeth, non seguì il medesimo supplizio dei suoi collaboratori: ella venne murata viva in una serie di camere nel castello di Čachtice, con solo piccole fessure lasciate aperte per la ventilazione e il passaggio del cibo.
Rimase lì per quattro anni, fino al giorno della sua morte.
La sera del 21 Agosto 1614, Erzsébet Bathory, si lamentò con la guardia dicendo che le sue mani, erano fredde; egli le risposte "Non è niente, Contessa. Basta andare a sdraiarsi".
Il giorno seguente, trovarono il suo corpo morto.
Non si sa ancora chiaramente dove sia stato seppellito il suo corpo.




Teorie a sostegno di Erzsébet
Alcuni scrittori, sostengono che Elizabeth Bathory, sia stata vittima di una cospirazione e il tutto si ritroverebbe coerente con la storia ungherese di quel momento.
Qualsiasi tentativo però in grado di dimostrare che ella fosse innocente, veniva di colpo smentito dal fatto che, furono in 300 a testimoniare contro di lei ed almeno 96-99 di loro, sostennero di essere stati molestati mentalmente.
Le prove fisiche raccolte dagli inquirenti nel momento in cui Thurzò entrò al castello, sono però discutibili: si sostiene infatti che egli, esagerò e travisò un bel po' la situazione nella quale si trovava la Contessa al momento del suo arrivo.
Dal momento in cui Ferenc, morto nel 1604, lasciò che sua moglie diventasse molto potente e nel 1607 il principe Gábor Bathory nipote della stessa Contessa, venne eletto Principe di Transilvania, Thurzò ebbe come una discesa politica: non ne trasse alcun beneficio anzi, ciò fu tutto a suo scapito e di conseguenza le teorie sul complotto non dovrebbero essere del tutto scartate.



Conclusioni 
Come trascritto in precedenza, vi sono tanti racconti tramandati nel tempo, ispirati alla Serial Killer più crudele di quel tempo e si pensa addirittura che fu lei, a ispirare Bram Stoker, per il suo "Dracula" essendovi anche, molte congruenze fra essi.
Che sia stata spietata o no, resta il fatto che Erzsébet, fosse una donna con seri disturbi mentali dovuti anche geneticamente a causa della consanguineità familiare (suo padre aveva sposato sua cugina), e nessuno ha mai tentato di farle comprendere che ciò che stava commettendo, fosse un atto barbaro e disumano che l'avrebbe condannata in fine, a una morte solitaria e infelice.
Si circondò di persone perverse e sadiche e non ebbe mai la volontà di tirarsi indietro.
Mi piace pensare a lei come ad un infante alla quale non è mai stato insegnato il rispetto per la vita altrui, cresciuta senza principi e valori importanti, bensì abituata alla sofferenza e alla crudeltà che l'hanno indotta in conclusione, ad essere ciò che tutti noi ora consideriamo, la malvagia "Contessa Sanguinaria".
Sebbene gran parte delle trascrizioni riportate su Elizabeth, siano state romanzate e tramandate diversamente nel tempo, ciò che permane è senza dubbio il fatto che vedesse il sangue, come una linfa vitale, l'ambrosia capace di destarla dalla situazione umane e comune, quale la vecchiaia.

Fu detto della Contessa, che ella teneva un diaro nella quale sarebbero contate almeno 650 vittime rispetto a quelle riportate, e non solo.
In una di quelle pagine è riportato: "
«Una giovane domestica non è riuscita a sopportare che la sverginassi con un palo di frassino e così è crollata subito, rapidamente è morta. Effettivamente era troppo piccola»."





*Erzsébet verso i 18-19 anni ebbe una figlia illegittima che venne affidata poi ad un contadino.Fu una madre molto protettiva ed ebbe anche molti altri figli.



 A cura di Lilyaan Beaudonte